Cristina SosioLineaFacebookLineaPagina FacebookLineaBlogLineaYoutubeLineaBlog

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Significato e valore di una copia (clicca qui per leggere)

La copia è una riproduzione più o meno fedele di un'opera d'arte originale effettuata da autore diverso: quando infatti tale riproduzione sia da attribuirsi all'autore stesso si parla di replica. Una copia, tuttavia, anche se non é prodotta dall'autore, non comporta necessariamente un'intenzione disonesta e può avere una funzione didattica, di esercitazione stilistica o di divulgazione.
Tra le molteplici finalità di una copia poteva persino esservi quella di contribuire a mantenere buone relazioni tra capi di Stato nell'intricato mondo rinascimentale, come ci narra con dovizia di particolari il Vasari. Quando Federico II di Mantova si trovò a passare da Firenze per una visita di cortesia a papa Clemente VII de' Medici, s'invaghì del ritratto di Leone X, l'altro papa della grande famiglia fiorentina, eseguito da Raffaello. Dopo qualche tempo, trovandosi a Roma, il duca Federico osò chiederlo in dono a Clemente VII, che, con la magnanimità propria dei pontefici rinascimentali, glielo concesse promettendo di farglielo avere al più presto; papa Medici quindi spedì subito un messo a Firenze pregando il nipote Ottaviano di far pervenire il dipinto a Mantova in fretta e con ogni cura. Ma l'idea di privare la città toscana di una simile opera non piacque al nipote, che indugiò nell'eseguire la volontà dell'augusto zio, adducendo a pretesto il cattivo stato della cornice, la quale andava restaurata. Il tempo invece doveva servire al Medici per contattare segretamente un personaggio che avrebbe potuto trarlo d'impaccio, salvando capra e cavoli: Andrea del Sarto, a cui fu dato l'incarico di riprodurre con celerità il dipinto promesso.
L'abilità di Andrea nel portare a termine l'impresa fu tale che il duca Ottaviano, che pure era un sopraffino intenditore d'arte, non fu in grado di distinguere il vero dal falso. Alla corte di Mantova nessuno sospettò la verità, né il duca né Giulio Romano, che era stato il più brillante allievo di Raffaello a Roma.
A rompere l'incanto fu proprio il Vasari, che, di passaggio da Mantova, invitato ad ammirare la grande opera di Raffaello, rivelò a Giulio Romano di avere visto con i suoi occhi Andrea del Sarto fare la copia del celebre ritratto. La reazione di Giulio Romano fu di raro equilibrio: non solo tenne per sé la compromettente verità, ma dichiarò di non stimare l'opera meno "che se fosse di mano del grande Raffaello, perché era cosa davvero straordinaria che un uomo imitasse così bene la maniera di un altro".
Il ritratto di Leone X eseguito da Raffaello è a Firenze, alla Galleria degli Uffizi. La copia realizzata da Andrea del Sarto si trova oggi a Napoli, al Museo di Capodimonte.

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