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Recensioni

2001 Mostra personale a Villa Cambiaso (Savona)

Recensione di Giovanni Lunardon

La prestigiosa cornice di Villa Cambiaso ospita la prima mostra personale di Cristina Sosio, giovane artista da poco laureata all'Accademia Ligustica di Belle Arti, ma già in possesso di una sicura tecnica pittorica, decisamente insolita data la precoce età, e non priva di accenti originali che preludono ad interessanti sviluppi futuri.
La mostra consta di due parti, distinte quanto ai soggetti rappresentati, ma unite da un unico filo rosso costituito da una acuta attenzione per la precisione formale e per i valori cromatici che dall'esempio illustre dei grandi classici del passato filtra, si direbbe senza soluzione di continuità, nelle opere più attuali, quelle maggiormente legate all'esperienza presente di Cristina.
La prima parte dell'esposizione rappresenta un omaggio agli autori su cui si è esercitato lo studio della giovane studentessa dell'Accademia, gli artisti prediletti che costituiscono per Cristina riferimenti culturali a cui ispirarsi con sicurezza: sono i protagonisti del Rinascimento italiano, Botticelli, Raffaello, Leonardo, Michelangelo, oppure Maestri dell'Impressionismo come Renoir e Monet, significativamente scelti non in quanto evocatori di paesaggi, ma come ritrattisti, ponendo con ciò l'accento sullo studio della figura umana, che rappresenta, per ora, il fulcro e insieme l'interesse maggiore dell'arte di Cristina Sosio.
Si tratta di copie, certo, ma eccezionalmente vicine agli originali di cui la giovane artista riproduce il formato e le misure, ricalca i plastici lineamenti delle figure, ricrea il sapiente gioco delle luci e delle ombre, imita, specie negli esemplari rinascimentali, la vivacità e la potenza dei colori, arrivando a scegliere i pigmenti colorati più vicini alle tonalità cromatiche del passato.
Più che ad opere di scuola siamo in effetti di fronte ad una attenta e meticolosa ricostruzione filologica degli originali che, in alcuni esempi come "La Madonna del Magnificat" o "La Madonna del libro", entrambe di Botticelli, giunge al punto di restituirci fedelmente la sapienza alchemica delle antiche tecniche pittoriche, mescolando le polveri colorate al tuorlo d'uovo nell'efficace tentativo di riscoprire, sotto la coltre dei secoli, il metodo della "tempera ad uovo", o ricorrendo all'applicazione di lamine d'oro, secondo la rinascimentale tecnica dell' "oro a missione", per rendere gli intricati racemi dorati che ravvivano le figure botticelliane.
Non meno interessante è la seconda parte della mostra in cui Cristina Sosio, senza dimenticare l'insegnamento dei classici, fatto di perizia formale e di rigore artistico, lo traduce in opere originali, frutto dell'interazione con il mondo di persone e di oggetti che la circondano.
Tornano anche qui i ritratti, per lo più di bambine, quasi sempre ispirati dall'osservazione di modelli reali, dove emergono il sicuro controllo dei tratti che definiscono volti e figure, un già maturo uso del contrasto chiaroscurale e dei riflessi luminosi (si veda ad esempio l'illuminazione del volto e le trasparenze del fondale nel ritratto della ragazza immersa in un suggestivo scenario marino), una disinvolta padronanza della tecnica ad olio su tavola, su tela e su carta.
In questo contesto non poteva mancare un simpatico omaggio a Renoir nel ritratto, liberamente ispirato a “Le bambine Cahen d’Anvers” (rosa e azzurro), che raffìgura due bambine, vestite secondo la moda ottocentesca con ampia fascia sui fianchi e abito a falde sullo sfondo di una ridente insenatura costiera.
Accanto ai ritratti compaiono però anche nature morte, una sequenza di "interni" dove i più disparati frutti della terra (zucche, melograni, mele cotogne, arance ... ) e oggetti di uso quotidiano (bricchi, fiaschi, vasi da fiori) diventano spunti di un'arte che parte dall'osservazione minuta, quasi scientifica, del dato reale per aprirsi ad un orizzonte post-impressionista dove non si tardano a scorgere echi della lezione cromatica che fu di Cezànne.

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